Il Territorio
di Campomarino è abitato sin dalla più remota antichità: risalgono
infatti al IX-XVIII secolo a.C. i resti dell’insediamento scoperto
nel 1980 in località Arcora.
Distrutta più volte durante le invasioni barbariche, riuscì
a risorgere ed a divenire centro di primaria importanza longobarda
e normanna. Anticamente posta sul mare Campomarino dista oggi
dalla costa un paio di km ma negli anni è venuta crescendo,
a ridosso della splendida spiaggia, una località dotata di infrastrutture
e servizi turistici di prim'ordine. L'afflusso turistico secondo
dati dell'Ente Provinciale del Turismo anno 1995, consta di
circa 100.000 presenze nel periodo estivo. .
Il paese oggi sorge su un piccolo sprone alla destra della foce
del fiume Biferno. La storia ci tramanda che durante il medioevo
la vita del paese fu molto travagliata: all’inizio del periodo
Angioino, infatti, il paese apparteneva al feudo della famiglia
d’Alneto, poi nel XV secolo,
passò sotto il dominio dei Monforte
per essere successivamente donato da Cola
Monforte alla Corte Regia.
Il paese era rimasto duramente danneggiato dal terremoto del
1456 ed il feudo era divenuto quasi deserto: nel XV secolo però
questo venne ripopolato dai profughi
albanesi, costretti a lasciare la terra natale a
causa dell’avanzata dei turchi nei Balcani.
Nel 1466, infatti, fu raggiunto da Albanesi in fuga dai Turchi,
e conserva di quella popolazione antichi usi ed il tipico dialetto
albanese. Correvano gli anni che vanno dal 1461 al 1470, Giorgio
Castriota Scanderberg (principe di Krujia Albania),
inviò un corpo di spedizione di circa 5.000 albanesi guidati
dal nipote Coiro Stresio in aiuto
a Ferrante I d'Aragona
nella lotta contro Giovanni d'Angiò.
Coiro Stresio sgominò, il 18 agosto del 1461, a Lago
di Sangue, posta tra Greci,
Orsara di Puglia e
Troia, le truppe partigiane
di Giovanni d'Angiò guidate da Piccinino.
Le popolazioni quindi, ed anche Campomarino, subirono quella
che fu nella storia delle colonie albanesi in Italia, la terza
migrazione. Per i servizi resi, furono concessi al
principe Scanderberg diritti feudali su Monte Gargano, San Giovanni
Rotondo e Trani e fu concesso ai soldati e alle loro famiglie
di stanziarsi in ulteriori territori. I coloni albanesi rifondarono
le terre e vissero convivendo pacificamente per lungo tempo
con la popolazione locale. Dopo vari Governi, tra cui spicca
quello del conte Manelfrido
dal 1503 il potere passò alla famiglia Di
Sangro, la quale fu l’ultima titolare del paese prima
dell'abolizione del feudalesimo.
Gli abitanti si chiamano Campomarinèsi.
La
chiesa di Santa Maria a Mare
è la più
importante del paese: essa fu costruita tra
il XII ed il XIII secolo in stile romanico e
restaurata
nel 1710.
I Resti più antichi sono gli absidi e la cripta
appartenenti
alla prima costruzione:
nella cripta sono stati impiegati anche
degli elementi romani di spoglio, tra cui
dei capitelli con motivi vegetali;
in essa si trova inoltre un affresco
quattrocentesco raffigurante San Nicola e
San Demetrio, quest’ultimo ritratto mentre
combatte
contro un turco.
Nei dintorni del paese si trovano i ruderi della
torre di Ramitelli.